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...(segue dalla home)la parte più sommersa dell’intimo, sapersi orientare in questo mondo ipogeo e nei suoi labirinti, alimentarne la coscienza e portare infine in superficie il ‘magma’.
Conferirgli, con opportuni espedienti linguistici, quella personalità poetica che si sente propria, come fosse un abito confezionato su misura:
“La stanza
ha l'eco che ritorna vuota di parole
e poi di lei s'intrama agli occhi della sera
la voce muta delle labbra al vetro ...”
(Versi tratti dalla lirica ‘Ha trame di te la sera’)
‘I poeti chiamano anche i sassi per nome’, ed è una natura che risponde, che si lascia trovare. I poeti autentici rivoltano il bene e il male, perché hanno la chiave per arrivare alla ragione ultima delle cose, sanno trattare con gli estremi più intrattabili, tracciare il profilo del male, senza reticenze, perché loro sanno ammansire anche le belve in questo versante. Questa è poesia, quella che sa trasformare l’ordinario in eccezionale.
E questa è la conclusione alla quale si giunge dopo avere letto la silloge di Nunzio, non c’è intento di esaltazione, è semplice deduzione, somma di valori che hanno un preciso bilancio artistico.
La poesia è una sorta di esilio che si sceglie, per avere il privilegio di osservare il mondo da una distanza di sicurezza, affinché permetta la maggiore asepsi possibile quando si tracciano i profili delle cose e i loro movimenti, la realtà che vi si svolge intorno
(dalla prefazione di Virginia Murru)
Nunzio Buono
"L'altra stanza"
Isbn 978-88-95948-45-4
124 pag. 10,00 euro
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